“Velvet Apocalypse (Lipstick on the End of the Wor

scritto da Beppe Tritone
Scritto 24 ore fa • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Autore del testo Beppe Tritone

Testo: “Velvet Apocalypse (Lipstick on the End of the Wor
di Beppe Tritone

Il mattino dopo Sleepy Joe’s Paradise il cielo aveva il colore di una lattina di birra dimenticata.

Rex Vanity si svegliò nel corridoio del bus con una frangia che indicava il nord magnetico.

«Dove siamo?» chiese.

«In declino», risposi io, Metal Queen II.
Ma come sempre nessuno ascolta i bus.

Snake stava facendo colazione con una sigaretta.
Crash stava contando i battiti del motore.

«Settantadue al minuto», disse.

«È grave?» chiese Lenny.

«È rock.»

Il promoter si chiamava Danny Dollar.
Non aveva dollari.

Lo incontrammo davanti al locale della sera: The Screaming Cactus.

Il cactus non urlava.
Ma il frigorifero sì.

Danny Dollar era un uomo con la faccia di uno che ha sempre appena perso qualcosa.

«Grande serata!» disse.
«Città caldissima per l’hair metal!»

Passò una macchina con lo stereo acceso.

Dalla radio uscì una canzone lenta, sporca, malinconica.

Rex fece una smorfia.

«Che roba è?»

Danny tossì.

«Nuova scena.»

Il locale era mezzo pieno.

Il che significava quattro persone.

Due stavano aspettando il bagno.

Ma quella sera successe una cosa nuova.

Sul palco prima degli Hair Disaster c’era una band grunge.

Si chiamavano Mud Therapy.

Entrarono senza lacca, senza pose, senza sorrisi.

Il cantante disse solo:

«Ciao.»

Poi suonarono.

Tre accordi.
Due urla.
Una tristezza enorme.

Il pubblico — quattro persone — smise di parlare.

Rex guardava da dietro le quinte.

«Ma… non fanno spettacolo.»

Snake annuì.

«Appunto.»

Quando toccò agli Hair Disaster, Rex entrò come una cometa piena di glitter.

«ARE YOU READY TO ROCK?»

Una delle quattro persone uscì.

Lenny fece un assolo lungo come un’autostrada nel deserto.

Crash picchiava la batteria come se stesse litigando con la storia.

Snake suonava basso e destino.

Rex gridava.

Gridava contro il vuoto.

A metà concerto entrò un giornalista locale.

Aveva barba, taccuino e aria da antropologo.

Si chiamava Carl Flannel.

Scrisse:

"Sembrano rockstar che non hanno ancora ricevuto la notizia."

Dopo il concerto, Danny Dollar cercò di pagare la band.

Contò i soldi.

Due banconote.
Tre gettoni della lavanderia.
Un coupon per nachos.

«Momento difficile per il genere», disse.

Fuori dal locale, i Mud Therapy stavano caricando gli strumenti su un furgone arrugginito.

Il cantante guardò Rex.

«Bel set.»

Rex sorrise.

«Grazie.»

Il cantante indicò i capelli.

«Quanto ci metti?»

«Un’ora.»

Il cantante annuì.

«Noi dieci secondi.»

E salì sul furgone.

Quella notte guidai per ore.

Lenny dormiva abbracciato alla chitarra.
Crash contava le linee sull’asfalto.
Snake guardava il finestrino come se dietro ci fosse il futuro.

Rex parlava nel sonno.

«Stiamo conquistando il mondo.»

Io sapevo la verità.

Il mondo aveva già cambiato band.

Continua…

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